Metro 4: il nuovo caso degli espropri per gli ascensori esterni.

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Proprio ieri è scoppiata l’ennesima polemica sulla metro 4 blu. La stazione Tolstoj è stata di nuovo obiettivo dell’ennesimo articolo polemico scritto dal Corriere della Sera ad opera della giornalista Paola D’Amico, già nota per altri articoli ultra-polemici sulla metro 4 sopratutto nell’ambito della stazione Solari. Questa volta la polemica è stata sollevata dal Comitato Lorenteggio, i quali soci residenti a ridosso della stazione, si sono visti recapitare due distinti documenti: l’esproprio temporaneo di tutte le particelle nell’area della stazione, e l’esproprio definitivo per una piccola area di una del giardino dello stabile di via Lorenteggio 37 per collocarvi l’ascensore a servizio della stazione.

Tralasciando il caso degli espropri temporanei, un atto tipico all’avvio della realizzazione di un’opera pubblica come una metropolitana, che non produce, nella sostanza, nulla di concreto se non, in pochi inevitabili casi, la chiusura di qualche passo carraio (mai pedonale). In questo caso i residenti avevano raggiunto un accordo verbale con il Comune per evitare che vi fosse la chiusura dei passi carrai e i documenti di esproprio consegnati contraddicono questo accordo. La società M4 ha tenuto a precisare che si tratta ancora dei vecchi documenti che nel frattempo erano stati realizzati e ha immediatamente sospeso l’iter.
Sperando che la situazione degli espropri temporanei trovi subito una soluzione formale, anche tramite una rapida approvazione da parte della Giunta, delle modifiche ai progetti.

Discorso diverso per l’esproprio definitivo per l’ascensore della stazione Tolstoj. In questo caso davvero non capiamo l’accanimento irrazionale verso una soluzione che prevede l’acquisto di pochi metri quadri (potrebbero essere anche 4), al prezzo di 12000 euro, del giardino condominiale, per ubicarvi l’ascensore, evitando quindi di posizionarla sullo stretto marciapiede della via, portando via qualche “sacro” posto auto o qualche albero. Ma la cosa che aggrava ancora di più la nostra reazione rispetto allo sproposito della polemica, è il fatto che queste soluzione sono nate proprio a maggior tutela del comfort di tutti, per preservare l’assetto viario e del verde di molte strade, posizionato i necessari, ma obbiettivamente ingombranti volumi degli ascensori (maggiorati, in questo caso, per permetterne l’uso da parte dei ciclisti).

Ecco alcuni casi emersi nelle due metropolitane (MM3 gialla e MM5 lilla) costruite dopo la creazione dell’obbligo di realizzare gli ascensori per l’accesso dei disabili, più una nota sulla MM2 verde.:

MM3: STAZIONE MONTENAPOLEONE
L’ingresso all’ascensore e il vano stesso sono situati all’interno del palazzo “Armani”. In questo modo è stato possibile evitare il posizionamento del volume all’interno di Largo della Croce Rossa, permettendo l’installazione del criticato (a torto) monumento a Sandro Pertini e tutto l’allestimento circostante ad opera dell’Architetto di fama internazionale Aldo Rossi. Da notare anche la presenza di due filari di alberi collocati sopra l’area della stazione della metropolitana.

 

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MM3: STAZIONE TURATI

Anche in questo caso, l’esiguo spazio disponibile in zona, ha richiesto il posizionamento dell’ascensore all’interno del palazzo sito in corso Turati, progettato da Giò Ponti. L’inserimento è talmente ben riuscito che l’ascensore si mimetizza completamente con il contesto.

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MM3: STAZIONE SONDRIO

Questo è una caso un po’ anomalo, dal momento che la scala e il vano ascensore sono stati realizzati prima dell’edificio che li sovrasta. Tuttavia, anche in questo caso, la presenza dell’ascensore non ha influito sulla larghezza del marciapiede. In questo caso va anche considerato che lo spazio a disposizione è ridotto a causa della presenza del naviglio della Martesana.

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MM5: STAZIONE PONALE

Le due scale, una fissa e una mobile, sono interamente collocate nel giardino condominiale dell’attiguo complesso. Il blocco scale è stato poi circondato con una cancellata che riproduce esattamente quella esistente. Questa soluzione ha permesso di non occupare il marciapiede, già di ridotte dimesioni, con due scale in linea, o, in altenativa, rinunciare alla scala mobile.

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MM5: STAZIONE MARCHE

In questo caso il blocco ascensore è stato collocato in un area di proprietà comunale permettendo l’installazione della rampa necessaria per creare il dislivello che protegge la metropolitana dalle esondazioni del Seveso. La rampa, posizionata in altro luogo, avrebbe richiesto l’abbattimento di numerosi alberi, come avvenuto nella stazione Zara, dove non vi erano alternative valide.

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MM5: STAZIONE BIGNAMI

In questo caso solo la scala mobile occupa il terreno privato, vista la larghezza maggiore del marciapiede.

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MM2: LANZA

Questo è un altro caso particolare, si tratta dell’unica uscita della metropolitana di Milano in stile “inglese”, ovvero all’interno di un edificio invece che con scale esterne. Questa soluzione fu ideata quando la MM e il Comune presero in carico l’intero isolato “Fossati” compreso tra il Nuovo Piccolo Teatro e Corso Garibaldi, per demolirlo e costruirvi non solo i tunnel della metropolitana, ma anche un nuovo complesso abitativo. Poi, grazie all’interessamento della cittadinanza (niente di nuovo sotto il sole) l’isolato fu preservato, restaurato e rivitalizzato e si uso uno dei vecchi ingressi per collocarvi una delle uscite della stazione Lanza.

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Fonte immagini: Lanza e Montenapoleone copyright www.metroricerche.it, planimetri Lanza copyright Metropolitana Milanese SpA, le restanti immagini provengono da Google Street View.

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TWITTER: @metroxmilano e #metro4subito

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